TCS NYC Marathon - report di Valeria Ferrando

Mi ci sono voluti un paio di giorni per realizzare che era vero, che ero una maratoneta anch’io, una maratoneta a New York.
Ma questa è solo l’ultima parte di un lungo e bellissimo viaggio che inizia a febbraio , quando scopro di essere stata sorteggiata per la TCS NYC marathon. È il sogno di tutti quelli che corrono, e io ho sempre pensato che avrei partecipato solo se il destino lo avesse voluto. E così è stato.

Il piano era perfetto... prima maratona a Roma e poi in sicurezza a New York. Ma il destino, si sa, non è sempre d’accordo con i nostri piani e il mio piede decide che la maratona di Roma non s’ha da fare, un po’ manzoniano eh?!
A 2 settimane dalla gara devo rinunciare. Se il corpo parla, i veri atleti lo ascoltano.
E così tra qualche pianto e 2 mesi di stop si riparte da zero, perché l’obiettivo, il sogno è solo a 6 mesi.... seguo alla lettera quelli che mi dice il mio fisio Christian, esercizi, pazienza, 1 minuto di corsa e 4 di camminata per 5 volte... insomma manco un km di corsa in totale e siamo a maggio.

Un nuovo inizio, e qualche attimo di sconforto ogni tanto, ma via così piano piano e grazie alla mia coach Julia i km aumentano, e io mi sento bene.
E così arriva settembre, e poi ottobre. E io cammino (corro) come su un filo, con la paura che il dolore si ripresenti, che qualcosa vada storto, di non farcela.
Ma invece... in un attimo mi ritrovo a New York, con la mia famiglia a leggere il mio nome su un muro al marathon expo in mezzo ad altri 55mila. A scrivere il mio wish su quel muro. Il primo tuffo al cuore.

E poi viene domenica mattina. Dormo poco, mi alzo alle 5 nel buio, in bagno tutto pronto. La mia maglietta, con il mio nome scritto sopra, un pensiero per la mia Genova, le mie amiche del Frozen team e le parole di Corrado che non c’è più : “The best is yet to come” .
Guardò il telefono. Gli amici mi pensano e questo mi fa commuovere.  Massimiliano Alessandra, Antonio, Claudio, Martina.
Le parole di mio fratello  “oggi devi correre per te, per farcela. Non per dimostrarlo a qualcuno ma per godere. Questo è la corsa. Non fermarti quando sei stanca, fermati al traguardo.”  Mi fanno piangere, ma è tutta emozione bella, vera, piena, ricca.
Bacio mio marito che anche se fa il duro è un po’ emozionato, saluto i bimbi che dormono e via, metro e Staten Island Ferry. Ho paura, ma Lady Liberty mi saluta in un’alba da urlo, e Manhattan si allontana, ma è solo un arrivederci.
Arrivo al village, e incredibilmente incontro Giorgio, con cui ho diviso virtualmente tanti momenti di questo viaggio. Meno male che c’era lui, tra due chiacchiere un the e due fette biscottate (la mia colazione portafortuna) sotto il Verrazano bridge, non sentiamo il freddo e l’ansia diventa emozione.
Il resto lo hanno già raccontato in tanti... l’entusiasmo della gente, la musica, il 5 dei bambini... i saliscendi, i ponti, e quell’arrivo a Central Park tra gli alberi dorati che commuove al solo pensiero.

Arrivo.
Ce l’ho fatta.
Piango.
Una big lady li mette la medaglia e mi dice “you Made it, don’t cry, you’ve got this!” E già mi manca questo viaggio.
 Ma come ho scritto sulla maglietta, “the best is yet to come”.

I miei bambini mi corrono incontro, mio marito mi sorride come solo lui sa, e i suoi occhi mi dicono che è fiero di me. Il mio papà e la mia mamma sono fieri di me.

E anche io sono fiera di me. I’ve got this.

Mi chiedono se sono contenta? Sono felice, che è diverso.

Grazie a chi crede in noi