Ultra Trail Trans D'Havet - report di Roberto Alessandrini

‘Noi siamo marziani’


Ripenso  alla sottile linea rossa dell’altimetria percorso dell’ultra trail  Trans d’Havet, guardando nello sfondo del finestrino del Frecciarossa, che da Vicenza mi stà riportando a casa, il profilo ormai lontano del Pasubio e le sue splendide ‘piccole Dolomiti’ . Fino a poche ore fa all’alba ero sulle cime di quei monti e vedevo illuminata laggiù al mio cospetto la vasta pianura veneta.


‘Chi ha salito senza palpiti d’amore questo calvario della patria/ chi non sosta con animo purificato su queste rocce gloriose/ non entri in questo rifugio/  né contempli da queste libere altezze/ il mistero dei cieli.’


La notte stordita dai lampi e dal rombo furioso del cielo e la cascata di  grandine mi tormentava le nocche delle mani che stavano impugnando i bastoncini di carbonio. Gli abissi di salite del sentiero erano appena iniziate.


Il generale d’Havet non doveva essere stato uomo molto paziente. I suoi soldati nella prima guerra mondiale del 1915-18 nel giro di 9 mesi avevano scavato e costruito nei costoni verticali  del baluardo difensivo del monte Pasubio, un miracolo di ingegneria di gallerie a fil di cielo. 


L’ultima frazione della gara sotto diluvio universale l’ho discesa su  un lungo singolo tecnico.  Se gli organizzatori avessero previsto tra il materiale obbligatorio anche il kayak sarebbe stato certamente più utile.


Utili le quattro zampe degli animali montanari, loro per raggiungere la famosa cima Coppi farebbero due balzi in sù rispetto a  noi che facciamo invece due scivolate a pelle di leopardo in giù sul percorso a zig zag bagnato quasi verticale di 1000 d+ di ghiaione dolomitico.


Ma sulla cima, come una capra che segna il suo territorio ho fatto la pipì  sulla testa dei camosci che più giù lentamente brucavano. 


Noi trailers possiamo contemplare, vivere la natura in certi aspetti che a tutti gli altri è precluso. 

Noi possiamo salire  da tutte le parti e in maniera rapida, portare il nostro corpo e il nostro cuore al di là della grande fatica e sempre dopo il limite che il corpo subdolamente ci vorrebbe imporre. E in pochi possono farlo. 

Noi non abbiamo traguardi e tempi, corriamo ci arrampichiamo sempre alzando gli occhi. 

Troviamo nei momenti difficili il coraggio per andare mentre gli altri si arrendono. 


Noi non siamo marziani, come potrebbe contrariamente pensare la gente affetta da carenza di sogni. 


‘Genitori piangete/ piangete vostro figlio è morto da eroe/ tra l’aspre cime del monte Cauriol’


‘Alle truppe del monte Pasubio, 

vorrei baciare uno ad uno tutti voi -ufficiali, graduati di truppa, soldati- valorosissimi difensori del monte Pasubio perché tutti sappiate la riconoscenza degli italiani [omissis]con soldati come voi la vittoria ci accompagnerà sempre..’


Questi sono i marziani.  A cento anni da allora. Volati via dalla terra.


Questo è stato il mio Ultra-trail ‘Trans d’Havet’. 83k - 5500 d+

Tempo: 17h32’- 4 di categoria- posizione 196 su 379 partiti - 88 ritirati.

Grazie a chi crede in noi